SEASPIRACY E LA PESCA SOSTENIBILE: COSA POSSIAMO FARE NOI?
Si è parlato tanto del docu-film “Seaspiracy”. Smettere di mangiare pesce è davvero la soluzione ai numerosi problemi che gli oceani stanno affrontando? Esiste una pesca sostenibile? A quest’ultima domanda non è mai stata data una vera risposta nel documentario. Questo mi ha lasciato incredula. È davvero così difficile dare una definizione di pesca sostenibile? Così ho voluto provarci.
Premetto che Seaspiracy è un docu-film di pancia. Quello che vuole fare è smuovere, far parlare, far riflettere, far indignare, mettere un po’ di quella “sana” paura e indignazione che ci serve per reagire. Detto questo penso sia informativo solo al 50% (o meno). Perchè? Tratta tante, troppe, tematiche molto importanti: pesca industriale (non esiste solo la pesca industriale nel mondo, ma anche quella più artigianale!), allevamento, pesca illegale e uccisione di specie protette, sfruttamento della manodopera e schiavismo, corruzione di etichette sostenibili, inquinamento da plastiche. Le ho dette tutte?!
Come potete intuire, trattare tutte queste tematiche insieme in 1 ora e 30 minuti è davvero difficile. Anzi impossibile. Sopratutto se alla fine si vuole – si pretende – di dare una soluzione a tutto questo. Soluzione che è: smetti di mangiare pesce.
Smettere di mangiare pesce, potrebbe in un universo parallelo essere la soluzione ad alcuni problemi.
Ma come è possibile pensare che 8 miliardi di abitanti possano smettere contemporaneamente (tipo ora) di mangiare pesce per sempre, e di non usare derivati del pesce per esempio nella cosmesi e farmaceutica? Questo è oltremodo impossibile da realizzare – oltre che non sostenibile per tutte quelle comunità e quella grande fetta di lavoratori che dipendono dal settore della pesca (quasi 39 milioni di persone stando al rapporto FAO 2020) e acquacoltura (20,5 milioni di persone). Quindi smettere di mangiare pesce NON è assolutamente una soluzione.
SPOILER: non esiste una sola soluzione per risolvere tutti questi problemi. Ma ci sono tanti piccoli cambiamenti che possiamo attuare per andare tutti insieme verso un futuro più sostenibile. Ed è necessario che quante più persone adottino questi accorgimenti, per questo è bene parlarne, confrontarsi e avere il coraggio anche di cambiare idee e abitudini.
Uno di questi accorgimenti – su cui vorrei soffermarmi – è quello di rendere il nostro acquisto e consumo di pesce più “sostenibile”. Ma cosa vuol dire?
- Scegliere un pesce di stagione e “locale”: in alcuni periodi dell’anno pescare una determinata specie è vietato nei mari come per i laghi. Di solito perchè per quella data specie è il periodo della riproduzione. Inoltre scegliendo pesce “locale” – ad esempio pesce pescato nel nostro Mediterraneo – assicura una buona freschezza del pesce che infatti ha “percorso poca strada” prima di arrivare sul banco e qui ne deriva anche un minor impatto ambientale dovuto alla catena dei trasporti.
- Prediligere pesce azzurro e di piccola taglia (questo non vuol dire mangiare esemplari giovani, il che sarebbe peggio perchè significherebbe che non abbiamo dato loro il tempo di riprodursi). I pesci azzurro sono tutti quei pesci pelagici (che nuotano nella colonna d’acqua) del Mediterraneo che hanno una colorazione azzurro/verde sul dorso e argentata sul ventre, e sono molto ricchi di omega-3 e non solo. Perchè prediligere pesci di pezzatura piccola? Perchè i pesci di grossa taglia come tonni e pesci spada, hanno un fabbisogno energetico giornaliero molto maggiore di pesci come le alici. Quindi ad esempio se noi compriamo un pezzo di un tonno che pesava X kg, per arrivare a quel peso quel tonno avrà mangiato circa 3 volte tanto il suo peso.
- Diversificare il tipo di pesce che si consuma: ci sono tantissime specie poco conosciute che sono buonissime e che spesso sono più economiche rispetto alle “solite” scelte.
- Scegliere una specie che non sia attualmente sovrasfruttata e fare attenzione al tipo di pesca praticata. Alcune specie di pesci vengono pescate usando reti da strascico che oltre a danneggiare il fondale, non sono selettive e hanno un’alta percentuale di pesca accidentale – bycatch – ovvero alcune specie non target (magari protette o la cui pesca è vietata) o sottostagli (individui troppo giovani) vengono intrappolate e pescate, come anche con le reti da posta pelagiche.
Potete consultare la fishing guide del WWF (http://pescesostenibile.wwf.it/wwf-recommendations/)
Ad esempio: i bollini gialli indicano di “consumare con moderazione”, mentre quelli rossi “sconsigliato”. Io considero questa guida un ottimo tool per guidare le nostre scelte.

Fonte: http://pescesostenibile.wwf.it/wwf-recommendations/
Nel caso dell’orate viene anche sconsigliata l’acquacoltura in gabbie galleggianti in mare. Questo perchè non viene ritenuto un metodo molto sostenibile in quanto per far si che l’orata cresca, quindi per ogni kg di peso, vengono somministrati 3 kg di pesce sotto forma di olio o mangime la cui produzione grava sugli stock selvatici.
Ci sono però alcuni tipi di allevamenti etichettati come sostenibili – ad esempio con etichetta Friend of the Sea. I criteri secondo cui Friend of the Sea conferisce la propria etichetta come “acquacoltura sostenibile” sono:
- nessun impatto su habitat critici
- qualità dell’acqua
- riduzione fughe
- nessun uso di prodotti anti-vegetativi nocive né ormoni della crescita
- rispetto responsabilità sociale
- riduzione emissione gas serra
Personalmente ho conosciuto l’allevamento di orate e branzini “Fattorie del Mare” di Golfo Aranci (Sardegna), certificata Friend of the Sea e Antibiotic Free. Questo allevamento distribuisce pesce nei supermercati Bennet, Il Gigante ed Esselunga.
Qui potete consultare le varie acquacolture sostenibili certificate Friend of the Sea: https://friendofthesea.org/it/prodotti-servizi-certificati-sostenibili/
Noi consumatori abbiamo un grande potere in realtà, ovvero quello di poter orientare il mercato che infatti risponde alla “domanda” del consumatore. Se tutti iniziassimo a comprare pesce in modo più sostenibile – ma il discorso si può estendere ed ampliare ad altri settori, sarebbe già un gran bel passo in avanti.
Spero che questi piccoli spunti possano esservi utili nelle vostre scelte future.
Per qualsiasi domanda, commento o consiglio non esitate a scrivermi!